Il 5 gennaio di Pippo e Peppino: un filo rosso antimafioso

– Pippù? Ancora duocu sì? Viecciu ti facisti…
– Arà Pippinu, finisciaccilla… ca’ macari tu ammutti buonu!
– Ragghiuni c’hai Pippù, ma io nun mi scantu… su’ iddi, iddi s’ana scantari i niautri, macari ca siemu muorti
!

 

Oggi me li voglio immaginare così  Pippo Fava e Peppino Impastato. Anziani e testardi a chiacchierare, chissà dove. Loro che si sono portati addosso un destino esploso poi in un boato. Quello del tritolo che di Peppino non lasciò che brandelli intorno a delle gelide rotaie, alle porte di Cinisi. Un boato senza  fragore perché a Roma, quel terribile 9 maggio, veniva ritrovato in una Renault4 anche il corpo senza vita di Aldo Moro. Il resto sbiadì.

peppino-impastato-roberta-gurrieriPeppino Impastato, 1977

 

Pochi anni dopo  cinque proiettili raggiunsero la nuca di Pippo. In pochi istanti bocca senza né parole né fiato, davanti a un teatro in una via che oggi porta il suo nome. In quello stesso teatro, nel corso degli anni, erano state portate in scena opere scritte proprio da lui che era sì un giornalista, ma anche un drammaturgo, uno sceneggiatore che prendeva la penna in mano per raccontare al mondo come stavano le cose, senza filtri. Verità superflua e fastidiosa per i molti che sul malaffare e la menzogna ci avevano costruito un impero.

pippo-fava-roberta-gurrieriPippo Fava

Non solo il nome li rendeva simili, ma anche l’amore per l’arte, gli ideali, il coraggio, l’ammirabile incoscienza. Uno a Palermo e l’altro a Catania a vivere le loro vite, uniti da un invisibile filo rosso antimafioso. Perché loro le minacce non le temevano e, se le temevano, se ne fottevano. Perché l’amore per la Sicilia era più forte della paura, perché  era per Lei che si battevano nonostante la Mafia continuasse a succhiarle via l’anima.

“Peppino, ma tu ci credi nelle coincidenze? E nel destino?”
Lo chiesi a Impastato anni fa attraverso una 
lettera, glielo chiesi anche se era morto da un bel pezzo. Non mi avrebbe mai risposto, ma sapevo che le mie parole gli sarebbero arrivate.

E Peppino – secondo me – era uno che alle coincidenze non ci credeva: lui era nato il 5 gennaio del 1948 ed esattamente 36 anni dopo, il 5 gennaio del 1984, Pippo Fava veniva assassinato all’età di 59 anni. Una data in cui dentro c’è l’inizio e la fine di due persone diverse  alle quali però è toccata la stessa sorte.

Pippo e Peppino furono i primi intellettuali siciliani ammazzati da Cosa Nostra, i primi di una lista tenuta stretta tra i polpastrelli insanguinati di chi voleva intorno a sé un recinto di silenzio: quale giornalismo senza censura? Quale libertà di parola? Quale montagna di merda? Silenzio, potere, denaro e nient’altro.

Eppure, implacabili, andavano spediti per la loro strada: uno dalla sua radio a urlare contro Tano Badalamenti e le sue attività illecite a Cinisi.  L’altro col suo giornale a scrivere quanto tanfo di merda provenisse dalle tasche di quelli che trafficavano, in giacca e cravatta, in qualche elegante ufficio di qualche bel palazzo. Ma poi la “manovalanza” di Nitto Santapaola, boss del catanese, lo raggiunse e gli strappò via la penna di mano, per sempre.

Pippo oggi avrebbe 93 anni, Peppino invece oggi avrebbe spento la sua 70esima candelina. Un soffio di vita che non potrà esserci perché 40 anni fa dei miserabili ne dilaniarono il corpo e l’esistenza.

Oggi mi sono alzata pensando a che nonnini meravigliosi sarebbero stati, quanto avrebbero avuto ancora da dirci e insegnarci: loro che da una punta all’altra della Sicilia gridano ancora e le loro parole –  le sentite anche voi? –  si elevano possenti. Vecchi, stanchi, ma ancora battaglieri e ostinati.

Tu invece, montagna di merda, credendo di mettere a tacere, non sai quante altre voci hai fatto levare: non sempre così  potenti e sagaci, ma tuttavia voci che di mafia parlano. Voci che nel nome di Pippo e Peppino  lottano perché il boato del tuo tritolo, dei tuoi proiettili ha creato un’eco eterno. Un’eco che si fa prima eredità, poi responsabilità di ognuno di noi: quella  di parlare alle nuove generazioni di mafia certo, ma di Antimafia e Legalità soprattutto.

La responsabilità di raccontare che certi eroi non si trovano solo nei fumetti, ma sono stati incancellabile realtà e ci rendono orgogliosi di essere siciliani, rendono orgogliosa la parte onesta di un’Isola che oggi si desta e grida ancora: anche quando tenteranno di strapparci via l’ultima speranza, anche allora… anche allora grideremo.

– Sienti sienti Pippinu, parrunu ancora ri’ niautri!
– Pippù, chi t’aspittautu? Ca’ ni’ scurdaunu?
– No, ri ‘niautri nun si scordinu! Talìa chi burdellu faciemu ancora… macari ca’ siemu muorti! Cu t’avia ‘ddiri?
– Muorti? Iddi pinsaunu ‘ca n’avieunu ammazzatu… ma l’ideali nun s’ammazzuno, ppi’ chistu c’è ancora spranza Pippù!
– Allura buon compleanno Pippinu!
– Arà Pippù, a’ tia t’ammazzarru u’ juornu ro’ ma compleannu: ma fai pigghiari mali!
– Futtatinni, su’ juornu ammazzarru Pippo Fava… no chiddu in cui crirìa Pippo Fava! U’ ricisti tu!
– To ‘rissi iu: c’è ancora spranza Pippù!
– Pippinu, mai comu ora ma’ sintutu accussì vivu!

Immagini in evidenza tratte dai fumetti:
"Pippo Fava: lo spirito di un giornale" di Luca Ferrara e Luigi Politano (2010)
"Peppino Impastato, un giullare contro la mafia" di Lelio Bonaccorso e Marco Rizzo (2009)

 

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