Non commemoro Riina, ma nel giorno della sua morte ne parlo: ecco perchè

Ho pensato per un po’ se scrivere o no qualcosa. Ho letto di tutto stamattina, da quando è stata diffusa la notizia della scomparsa di Salvatore Riina. Totò u’ Curtu. Il capo dei capi.

Tra chi gioisce, chi si dispiace scrivendo “Addio zio Totò” con emoji in lacrime e chi chiede scalpitando sulla tastiera la proclamazione di una giornata di festa nazionale, c’è anche chi invita a non parlarne. C’è chi chiede di non ricordare in alcun modo questa figura perchè, per il male che ha fatto, la cosa più ragionevole sarebbe far passare la sua morte nell’indifferenza. Giusto, sacrosanto.

Ma la verità è che non si può fingere che Riina, in vita e in morte, non provochi in noi delle sensazioni.

Sua figlia intanto prega il mondo di fare silenzio, di avere rispetto. Ma signora, negli anni suo padre ha fatto del silenzio la sua arma più potente e affilata. Ma questo silenzio non potrà mai far dimenticare il rumore delle eslposioni che uccisero Falcone e Borsellino, le urla delle persone torturate, il muto soffocamento dei bambini sciolti nell’acido.

Riina non deve essere ricordato. Ma di Riina si deve parlare: dobbiamo parlarne per educare i nostri bambini, per spiegare loro che gli esseri umani sono in grado di tramutarsi in bestie. Che per il potere e il denaro c’è chi riesce a commettere crimini impensabili.

Dobbiamo parlarne perchè fingere che Riina, la Mafia, non siano strettamente legati alla storia della nostra Sicilia, è mentire a noi stessi. Inutilmente.

Parliamone perchè la Mafia non è morta oggi con Riina. Già sarà stato eletto il suo “degno” successore. Ma non solo. Parliamone perchè la Mafia non è solo lì, ai vertici della piramide: la incontriamo giorno per giorno, in una società in cui i valori si vanno perdendo e i giovani – quelli meno forti – vedono nella criminalità l’unica via di salvezza.

Parliamone, perchè per combattere la Mafia non possiamo usare il silenzio e l’indifferenza che hanno distinto Totò Riina fino alla sua morte.

Potrebbe sembrare retorica, questa.
Ma settimana scorsa qualcuno mi ha ricordato che le persone sono complesse. “La lotta fra il bene e il male”, “La luce e le tenebre” non esistono. Esistiamo noi che siamo in grado di compiere atti meravigliosi d’amore verso qualcuno ed essere pessimi con qualcun altro. Ma siamo sempre noi.

Anche Riina avrà fatto delle carezze ai suoi figli, avrà – chissà – scritto lettere d’amore e comprato fiori.
Ma Riina, nella sua complessità, ha deciso di abitare le tenebre, il male. Il male più efferato, più subdolo, schifoso e miserabile. Quello che ha insanguinato la mia Isola e che per sempre l’ha cambiata.

Non gioisco della sua morte, non me ne dispiaccio. Ma ne parlo. Perchè il silenzio è mafia. E tu, adulto del futuro, devi sapere che c’è sempre una scelta: puoi scegliere di essere migliore, puoi scegliere di abitare la luce e illuminare lì, dove qualcuno ha fatto buio.

Immagine in evidenza:
Palermo, settembre 1993.
Protesta contro la mafia per
l'uccisione di Don Pino Puglisi

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