Caro Babbo Natale, è rimasto spazio sulla slitta?

Caro Babbo Natale,

mi chiamo Marco Turani e sono nato il giorno della Liberazione in una clinica della Sicilia Orientale che si affaccia sul mare. La mamma durante il travaglio guardava dalla finestra e diceva di vedere tutto azzurro. Mi ha partorito velocemente e con amore e come tutte le cose che fa con amore, le sono venuto abbastanza bene. Certo, forse un po’ nero, peloso e leggermente strabico, ma tutto sommato sono sano e un tantino bello e, te lo giuro, non sono l’unico a dirlo.

Babbo Natale, ti piace la Sicilia? A me tanto, non solo perché ci sono nato ma perché è uno di quei posti meravigliosi in cui può capitare di andare in giro a maniche corte anche d’inverno. Non lo trovi splendido? Effettivamente non riesco proprio a immaginarti in tenuta estiva, siamo tutti abituati a vederti imbacuccato nella tua caratteristica divisa rossa da lavoro. Ma forse sto divagando, dunque veniamo a noi. Procedo con le richieste che quest’anno, stai tranquillo, sono facili facili.

Per iniziare fai pure quello che ti pare: portami un paio di calzini con gli ombrellini e le nuvolette, un imbarazzante pigiama a righe che tanto anche oggi si fa l’amore domani, uno scaldacollo marrone col pon-pon o una cintura in pelle che non si usa più. Insomma, tutti i regali sbagliati di una vita intera.

Quest’anno, però, se puoi, fammi un piacere grande come il mondo:  puoi lasciare sulla slitta un po’ di spazio per portati via della roba?  Il vuoto di questi anni ad esempio, il nulla, quello grosso, quello che trovi negli occhi e nelle parole di molte persone.

Portati anche via la malinconia dal cuore di chi amava celebrare il Natale con persone che oggi non ci sono più. Portatela via affinché smettano di sentirsi in colpa se festeggiano ancora, affinché smettano di pensare che la gioia di quei momenti non tornerà mai più.

Portati poi un sacco bello grosso per le risate di plastica, le facce di marmo e i visi che non sanno più farsi accarezzare. Portati via il sesso per fare carriera e lascia l’amore, quello vero, e l’amicizia del “Oh, guarda che io ci sono” alla fine di una frase.

Portati via le docce fatte solo per lavarsi e non per rilassarsi, le urla del capo che ti stressano e non ti motivano e le dieci ore al giorno di lavoro, sette giorni su sette, per 500 euro al mese senza ingaggio.  Vedi poi se riesci a farci entrare anche i disonesti che si arricchiscono sulle spalle degli altri.

Portati via chi non sa chiedere scusa. E chi non riesce a dire “grazie”.  Portati via l’odio, le maschere e l’invidia per chiunque riesca a farcela, anche solo per un po’. E anche le ingiustizie, non sto qui ad elencartele tutte ma sono convinto che sai di cosa parlo.

Portati via anche i messaggi copia e incolla degli auguri di Natale e Capodanno, l’Invia a tutti i contatti della rubrica che, davvero, mi fa troppa tristezza pensare che ormai non si riesca a fermarsi un secondo per scrivere due paroline sentite alle persone che se lo meritano davvero. Cazzo, io non potrei mai farlo: nella mia rubrica ci sono anni di amicizie esplose, storie finite male e gente che non ricordo chi sia. No, proprio non la trovo una pratica normale.

Ah, e ormai che ci sei, portati via il panettone con i canditi che, niente, ancora non s’è capito perché continuano a farlo.

Babbo Natale, ti starai domandando come mai ti chieda di portarti via così tanta roba, ma credo che sia diventato necessario. Sai, togliendo un po’ di superfluo spero di riuscire a ritrovare anche il tempo che ho perso per restituirlo alle persone che amo, per andare a trovare mio nonno, per la telefonata alla mamma alle 10 di sera per raccontarle com’è andata la giornata, per coltivare le mie passioni, per fare fotografie, per andare alla diga di Santa Rosalia.

Tolto tutto questo, c’hai ragione, mi sa c’arristammu i quattru quattru. Ma almeno, noi che ce lo meritiamo davvero, alla fine, ci faremo un bel giro a 7 ½ seduti intorno a una tavola che odora di serenità. Che ne dici Babbo Natale? Era meglio se ti chiedevo di portarmi un pallone nuovo, vero?

Con affetto, Tuo Marco

Caro Marco Turani,

sono Babbo Natale. Solitamente non rispondo a molte letterine. Sai, sono milioni quelle che arrivano ogni anno da qualsiasi parte del mondo e i miei piccoli aiutanti hanno già tanto da fare con i doni che non voglio sovraccaricarli ulteriormente. E poi perché sarebbe davvero bello trovare il tempo di rispondere personalmente a ognuno di voi, ma so anche che il mio lavoro è quello di esaudire le richieste e da tantissimi anni cerco di farlo con amore e dedizione, esattamente come tua madre quando fa le cose che le vengono bene.

Ti chiederai come mai dunque ho deciso di rispondere proprio a te. Forse perché la tua lettera è diversa da tutte quelle che ho mai ricevuto: adulti e bambini anno dopo anno inviano richieste in cui pretendono sempre di più e si arrabbiano se dodici mesi prima non sono riuscito ad accontentarli, anche se, modestamente, non capita spesso.

Ho da poco acquistato una slitta ultimo modello, attraversa silenziosa i cieli blu notturni e stellati che è un piacere. É più spaziosa dell’ultima che mi avevano venduto che si è rivelata una fregatura, era fin troppo pesante e le renne, poverine, facevano una fatica a trainarla che non ti dico. Ma forse sto divagando anche io.

Insomma, volevo farti sapere che ho preso molto a cuore le tue richieste: non capita spesso che qualcuno domandi di portarsi via qualcosa. La gente non fa altro che accumulare, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno. Le case si riempiono di roba e il cuore diventa via via un macigno. Le cose belle e colorate vengono via via nascoste dalle cose brutte e tetre e dove prima c’era gioia, serenità, voglia di vivere e ambizione oggi trovi tristezza, ansia, stanchezza, frustrazione e rassegnazione.

Marco, la tua sensibilità è privilegio di pochi ed è anche per questo che ti prometto che cercherò di lasciare quanto più spazio possibile sulla slitta per portarmi via quella brutta roba che non vuoi più vedere. Però è necessario che tu sappia questo: io ti aiuterò, ma per alcune cose poco posso fare. Molti di questi “doni” non graditi sono frutto di qualcosa che voi stessi, laggiù, avete creato e che solo voi adesso potete trasformare: ad esempio i messaggi tutti uguali e preimpostati in parole sentite e sincere, le urla del capo in critiche costruttive, l’invidia in stimolo a migliorarsi sempre. E del resto magari ti parlerò prima di iniziare a giocare a 7 ½ . Tienimi un posto Marco, che io voglio sedermi accanto ai quattru quattru alla tavola che odora di serenità.

Con affetto, Tuo Babbo Natale

Scritto a quattro mani e due cuori da Roberta Gurrieri e Federica Farnisi

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