Per tutti quei bambini di cui non vedremo mai le foto

Aylan Curdi è il nome del bambino con la magliettina rossa e i pantaloncini blu, inerme, tutto bagnato, sdraiato sul bagnasciuga di una spiaggia che, a pensarci bene, poteva benissimo essere una delle nostre, magari quella di Punta Secca, o di Pozzallo. La foto del piccolo ha fatto il giro del mondo in pochissime ore: il dibattito sulla questione immigrazione è iniziato immediatamente, per l’ennesima volta.

Ma è giusto sbattere in prima pagine tali tragedie? Esiste un limite da non superare? E se c’è, qual è?

Sappiamo bene che il ruolo dei media non è mai stato quello di nascondere i mali dal mondo, ora più che mai quel che fanno è abituarci a convivere con essi. Come se un bambino di tre anni, morto annegato e trascinato a riva dalle onde del mare fosse la cosa più normale del mondo. E allora tante, forse troppe parole sono state già spese.
Io voglio allora solo chiedere scusa, scusa ad Aylan e scusa a tutti quei bambini di cui non vedremo mai le foto.

Io ti chiedo scusa bimbo che parti dalla tua terra per raggiungere la mia. In braccio alla tua mamma o al tuo papà magari non comprendi il perché devi affrontare un così lungo viaggio, con così tanta gente e con così poco spazio. O magari sì perché hai imparato a essere adulto fin troppo presto.

Ti chiedo scusa per le mille promesse che sono state fatte, per tutte le parole della gente che fa politica e se ne lava le mani, tutte le volte, con un minuto di silenzio e qualche frase di cordoglio.

Ti chiedo scusa per chi ancora non capisce che se la tua mamma o il tuo papà hanno scelto di affrontare un così pericoloso viaggio, è perché forse la situazione che cercano di lasciarsi alle spalle è davvero disperata.

Ti chiedo scusa se, una volta raggiunte le mie spiagge, crescendo dovrai renderti conto che nel mio Paese la gente pensa che se sei qui è solo per spacciare o per toglierci il lavoro.

Ti chiedo scusa per chi ha dimenticato che anche noi in passato siamo stati costretti a fuggire dalla nostra terra per raggiungerne un’altra lontana.

Ti chiedo scusa se qualcuno ti guarderà dall’alto in basso o quando t’incrocerà cambierà strada perché teme che tu possa fare del male.

Ti chiedo scusa se di te, dopo tre giorni, si saranno dimenticati e se ne ricorderanno alla prossima barchetta che si capovolgerà.

Ti chiedo scusa per chi farà polemica se io oggi scelgo di ricordarti tramite queste poche parole.

Io ti chiedo scusa piccolo bimbo per chi riesce a guadagnare anche se adesso la tua tomba è in fondo al mare.

Illustrazione di Azzam Daaboul, Web Editor e Graphic Designer siriano

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