La mafia è siciliana. E l’antimafia?

Anche questo 23 maggio sta per volgere al termine ed è bello vedere che in tanti, me compresa, hanno deciso di ricordare Giovanni Falcone tramite un post sulla propria bacheca. Alcuni hanno asserito che i più l’hanno fatto per guadagnare ‘Mi piace’ perché ormai la logica comune gira tutto intorno al bisogno spasmodico di ricevere un feedback ogni qualvolta si pubblica qualcosa, altri ancora hanno politicizzato la questione, numerosi i dibattiti sul perché e sul per come non dovrebbe essere solo oggi il giorno in cui si ricorda il magistrato. Io credo che chiunque sostenga ognuna di questa o altre idee abbia ragione e ragioni valide per sostenerle.

Però vi confesso che in giornate come queste, o come il 19 luglio, o come il 9 maggio o come il 5 gennaio, la mia mente torna ai primi tempi a Milano, quando ero una “fuori sede alle prime armi”, quando dicevo di venire da quell’Isola al di sotto dello Stretto di Messina e qualcuno mi ridacchiava dietro borbottando: “Dove l’hai lasciata la lupara?” oppure in mezzo a discussioni come tante “Non fatela arrabbiare, lei è siciliana, è pur sempre nata dove sono nati Riina e Provenzano!”.

Ripenso a questo e mi chiedo come mai quelle persone, quando dicevo di essere siciliana, non sorridevano pensando invece che ero nata nella stessa terra meravigliosa di Borsellino, di Peppino Impastato, di Pippo Fava e di tanta altra brava gente che la mafia l’ha combattuta fino a dare la propria vita.
Non so di chi sia la colpa, non so perché nel 2013 e chissà per quanto ancora i siciliani onesti come molti dei nostri connazionali che abitano al di sopra del solito Stretto debbano portarsi in groppa il fardello di una cosa così infame che è senza dubbio una piaga enorme e profonda, ma che non dovrebbe essere caratterizzante o distintiva.

Sono d’accordo con chi dice che non dovremmo onorarli solo nei giorni dell’anniversario delle morti di tutta questa brava gente che dei bastardi senza scrupolo ha assassinato in combutta con quello che ancora chiamiamo ‘Stato’. Dico però a queste persone che è anche in questi giorni che dovremmo ricordare da dove veniamo, quali sono le nostre radici e rispettare chi in nome di queste ha dato tutto. E’ l’amore che guidava queste persone, che è il sentimento più alto, e mi dispiace che qualcuno abbia trasformato questa giornata in una nuova occasione di polemica.

Spero che non rimanga solo un sogno il mio, quello che un giorno, vicino o lontano, quando i miei figli diranno a un milanese o a un toscano o a un piemontese o a un marchigiano o a un abruzzese o a un inglese o a un tedesco o a un qualunque cittadino del mondo di essere siciliani (perché spero le circostanze della mia vita li porti a nascere lì dove sono nata io) saranno accolti con un sorriso e magari con questa frase: “La Sicilia? Cavolo… proprio dov’è nato Falcone!”

 

Da un post pubblicato sulla pagina Facebook il 23 maggio del 2013

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