“Razza bianca”, davvero qualcuno crede sia quella superiore?

La questione delle “razze umane” non ha mai cessato di essere un argomento di conversazione, neanche dopo che un fanatico tedesco decise che era giusto salvaguardare quella “ariana”, quella più nobile in assoluto.
Dopo le follie della Seconda Guerra Mondiale in molti avevano creduto che mai più si sarebbero diffuse idee di superiorità della “razza bianca” rispetto a un’altra, mai. Eppure non è stato così. Ma questo concetto di supremazia germoglia prima dell’ascesa di Hitler.

Nel 1853 Arthur de Gobineau dà un colore alle razze: la bianca era portatrice di un bagaglio spirituale indiscutibilmente superiore rispetto a quella gialla e nera. Ma il fenomeno comincia a diffondersi nel diciottesimo secolo, ai tempi del “commercio triangolare”. Un numero impressionante di neri veniva prelevato dall’Africa per essere deportato nel nuovo continente per lavorare alle piantagioni dei coloni europei: carne da macello, macchine da sfruttare fin quando potevano rendere. Questo erano. Oggetti venduti e marchiati a fuoco come le bestie. Schiavi di una convinzione assurda, schiavi di chi si arrogava il diritto di togliere la libertà a un altro essere umano solo perché il colore della sua pelle non era bianco.

E ancora dopo la Guerra di Secessione, gli americani ormai “uniti” avevano finalmente smesso di combattere tra loro ed erano riusciti a trovare il nemico comune: i neri che non avevano alcun diritto politico, che non potevano recarsi in un luogo pubblico se questo era frequentato da bianchi e che ai bianchi dovevano cedere il posto sui mezzi pubblici.

I neri che erano talmente odiati da essere in grado di far nascere, loro malgrado, associazioni terroristiche e razziste che come primo obiettivo avevano l’intimidazione nei loro confronti, da praticare attraverso aggressioni e violenze gratuite. Ma il Ku Klux Klan era la parte “illegale” del crescere del sentimento razzista nel mondo ma che molti legittimavano, compreso il Presidente Wilson.

David Griffith nel 1915 dedicò ai “cavalieri dal costume bianco” il film “Nascita di una Nazione”, che nel 1915 ebbe un successo clamoroso e con un preciso messaggio politico: i neri non avrebbero dovuto essere integrati con la “società bianca” e che le azioni violente del Ku Klux Klan erano da giustificare perché avevano il dovere morale di ristabilire l’ordine in una collettività che non doveva neanche contemplare di poterli accogliere.

Queste sembrano realtà tanto lontane da noi, appaiono come congetture da invasati che non potrebbero far parte del pensiero e della vita dei giorni nostri: “siamo una civiltà troppo avanti” insinua qualcuno. Eppure i fatti sembrano dimostrare altro.

E gli esempi sono vicinissimi a noi. Al Parlamento Italiano siedono bizzarre figure che indossano cravatte verdi che spesso e volentieri urlano “Difendiamo la razza bianca!”.  Che i “neri” li chiamano “negri”. Altri curiosi personaggi danno dell’abbronzato al primo Presidente americano nero, ma insomma, ci si ride su, come sempre.

Poi però se ci si guarda intorno un attimo, ci si rende presto conto che la situazione è molto più complicata, e soprattutto grave, di così: i gruppi neofascisti e neonazisti dilagano in Italia e in Europa. In rete diffondono i loro programmi e i loro “ideali”. Spaventosi e inverosimili, spesso se non sempre. Nei forum parlano tra di loro e incitano all’odio verso i “musi gialli”, gli “sporchi neri”, gli “zingari rumeni”. Rimpiangono Hitler e Mussolini perché se a quest’ora ci fossero ancora “il mondo sarebbe pulito”.

La supremazia dei bianchi soprattutto, sopra tutti. Incaricati di portare a termine una missione civilizzatrice del resto dell’umanità. Bianco come colore che indica purezza, come sinonimo di cultura, progresso, modernizzazione.
Resta da chiedersi una sola cosa: su questi presupposti, su queste opinioni e credenze, chi davvero è da civilizzare?

Comparso a novembre del 2011 sul mensile Operaincerta

In foto il corteo “Stop Invasione” organizzato e voluto dalla Lega Nord

Rispondi