Dotto na Kurwa

Questo è il volto di Kurwa: di lui e del suo gemellino ho già scritto in passato. La loro storia è triste quanto bella allo stesso tempo, è la storia di due bimbi nati da una mamma che è riuscita a portare a termine una gravidanza nonostante fosse malnutrita. Le loro speranze di sopravvivere erano poche, soprattutto per uno.
 In Tanzania mi è stata descritta come “Sindrome del gemello assassino”, non sono certa si tratti di una terminologia riconosciuta ma il punto è che in grembo, per spirito di sopravvivenza, uno dei due “ruba” tutto quel poco nutrimento che arriva, lasciando il fratellino con quasi nulla.

Alla nascita le condizioni erano gravi per entrambe, soprattutto per Kurwa che era quello che aveva avuto la peggio nell’inconsapevole lotta col suo fratellino.

Come se non bastasse la giovane madre, poverissima e senza cibo per entrambi i suoi figli, era costretta a scegliere chi nutrire: quello che aveva più speranze di sopravvivere o quello che stava peggio?
E noi, che troppo spesso dimentichiamo quanta fortuna c’è nell’avere almeno due pasti assicurati ogni giorno, in una situazione tanto assurda quanto disperata, cosa avremmo scelto? Saremmo stati in grado di prendere una decisione? Tu, madre, puoi decidere quale dei tuoi figli condannare?
Mama Dotto na Kurua ha scelto alla fine e ha affidato i suoi piccoli all’orfanotrofio Hisani: i due gemellini hanno ricevuto cure e amore e grazie alla pazienza e alla forza di volontà di chi li ha assistiti fin dall’inizio, io ho avuto il privilegio di poterli stringere fra le mie braccia.

Oggi Dotto sta bene, Kurwa pure ma la grave denutrizione con cui ha lottato prima ancora di nascere ha su di lui avuto delle conseguenze più gravi: ha un ritardo cognitivo, non parla quasi mai. Ma sapete una cosa?

Vede, e non si sapeva se avrebbe mai visto qualcosa coi suoi occhi perché per quasi tutto il suo primo anno di vita ha tenuto gli occhi chiusi, era troppo debole. Cammina, e non si sapeva se mai avrebbe avuto la forza di reggersi sulle sue gambette.

Viene a darti un colpetto sulla gamba e scappa via per nascondersi ridendo, ed ogni volta che ripenso a quanto era meraviglioso vederlo giocare e sorridere, è un attimo, e sono di nuovo in Africa, proprio accanto a lui.

Comparso sul sito dell’Associazione Filippo Astori

Rispondi